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Updated 6/14/2008
Updated 5/11/2008
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Updated 7/11/2007
Updated 7/11/2007

Pizzaboy

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Vorrei dedicarmi ai diritti umani, ma c'è davvero troppa poca perversione. Vorrei dedicarmi alla cultura, ma ci sono davvero troppo pochi soldi. Vorrei dedicarmi al lusso, ma mi scoccerrebbe non avere mai più i piedi neri.
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ღ♥SiLvI@ ♥ღ
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Douglas Zanette
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PLOY
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†۩†ëk۩†
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MaRziA

PizzaLife

sono un'idea che vuole essere ascoltata
May 12

si vive per lavorare, o si lavora per vivere?

bevete il vino
questo è ciò che vi darà la giovinezza

questa è la stagione del vino,
delle rose e degli amici ubriachi

siate felici di questo momento,
questo momento è la vostra vita.
 
April 09

Free Tibet

-  Cina assassina! c'è crisi in Tibet.
_  Anche io sono in crisi
# Pure io
> E io no?
§  Io ho risolto... Nam myoho renghe chiò
@ W le buddhane
 
buddhaPIZZA
 
 
October 15

dimmi che noi non siamo stati mai lontani

 
In questo mondo, in questo tempo, ci hanno raccontato un sacco di frottole. Ci hanno detto che si poteva cambiare, costruirci tutti da soli e fare ciò che ci sarebbe piaciuto di più. Cambiare, cambiare, cambiare... colore dei capelli, fidanzato, macchina, lavoro, sesso e cognome. Frottole.
Mi delizierei ancora un poco, le avventure della mia famiglia. I miei amori che sanno di pugni e carezze. Il Bed&Breakfast a Valencia che non avrò mai. 
Dicevo che nella vita i veri addii non esistono. Dire addio a qualcuno che è dentro di te, sia nel bene sia nel male, è impossibile. Poi ci si allontana senza accorgersene, le immagini che prima erano fisse davanti a te si sfuocano e i tuoi sensi percepiscono all'improvviso altri dettagli.
Ora come ora sono come un vecchio amico che non vedete da anni. Lo incontrate nella sala d'attesa di un dentista e stenta a parlare. Ci saremo già detti tutto? Avrò già scritto tutto?
Non lo so. Questo blog muore oggi, senza rimpianti né dolore. Il futuro magari tornerò a scriverlo su una moleskine, ma voi avrete già messo a fuoco tanti altri colori. e sarete già lontani.
 
Grazie della compagnia,
Davide
 
September 25

Ridimi addosso

Riordino un po' di fogli sulla scrivania, mentre ViVi afferra il suo trolley color verde pisello e lo lascia scorrere sul pavimento lucido.
"Mi raccomando Davide, fai le cose che ti ho detto, ok?"
"Ok!" La rassicuro con uno dei miei sorrisi trachant, "Ci vediamo lunedì."
Lei mi saluta, i suoi capelli castani ondeggiano sulla schiena e i tacchi riecheggiano lungo il corridoio.
Attraverso le vetrate a specchio la osservo salire in auto e allontanarsi silenziosa: il megaufficio è tutto mio.
Accendo la radio e mi metto al telefono. Il pomeriggio non può essere migliore.
Un cauto bussare alla porta mi ridesta.
"Avanti!" Esclamo; il tono da megamanager mi riesce bene, ora devo solo fare carriera.
Entra un venticinquenne, stile Bocconi, scarpe Prada. "Che stai a fà, Davide?" E ride. StileBocconi ride sempre. Io dico merda, StileBocconi ride. Dico ciao, StileBocconi ride.
Scrollo le spalle.
Lui ammicca, capisce al volo: "Un cazzo!"
"E tu?"
"Pausa."
"Un cazzo." Traduco io.
StileBocconi ride, poi si accosta alle finestrate, "E' proprio figo il tuo ufficio... Quando torna ViVi?"
"Boh!" Resto vago, guardo l'orologio, "Senti, invitiamoci a pranzo."
Oggi va così, ci sentiamo un po' i padroni dell'azienda. Ahi ahi, cotanta arroganza da due baldi giovani.
Lui annuisce, ride. Poco dopo, ai tavoli di un ristorante, attira la mia attenzione, "Psss... posso chiederti una cosa?"
Socchiudo lo sguardo. Vedo, vedo,... vedo il futuro: su quelle labbra ben disegnate nasce una parola. Allargo le gambe, mi gratto la barba: troppo maschio io, sul lavoro.
"Ma è vero che te la fai con la tipa del finance?"
Grasse risate, "Con chi scusa?"
"La siciliana. Dice a tutti che sei il suo amore."
Faccio mente locale: donna alta, tette grosse, capello liscio, pelle scura. Quarant'anni. Cabrio blu very very very aggressive.
"Eh?" Davide, resta maschio, resta maschio. "Urge al più presto una riunione nel mio megaufficio."
"L'ordine del giorno?"
Nessun ordine del giorno in realtà. StileBocconi si siede alla scrivania di Vivi e ci raccontiamo stralci di passato.
Sorrido, "Sai, qui mi piace proprio,... voglio dire, la gente."
"Bella lì." Fa lui. "Facciamo un salto alla Saturn a vedere i giochi della playstation3?"
Io devo sembrare proprio un ebete, e StileBocconi non può nemmeno concepire le parole piacere e lavorare nella stessa frase. Ma che ne sa lui, di cosa significa avere una Leonessa come capo? E' come se mi lasciassi scorrere una mano sulla schiena e scoprissi che i segni dei suoi artigli non ci sono più. Pelle liscia liscia e tatuata. 
"Quindi che fai, rimani qui?"
"Ovvio che no! Andiamo?"
StileBocconi ride, con Pizza.
 
 
surpriseme,PIZZA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
September 09

quero bailar contigo

Spagna, sembri così lontana, più di due Mediterranei messi insieme. Di Valencia, ricordo il sole e i locali.
C'era Carlos appena fuori il deseo 54. Apre un sacchetto e ne tira fuori red bull a volontà e una bottiglia di vodka.
"Bello italiano!" Esclama passandomi un bicchiere colmo fino all'orlo. Ne berrò altri tre prima di entrare nel locale mezzo ubriaco.
Siamo io, Carlo e Albedelmiocuore in compagnia di una comitiva di dieci ragazzi spagnoli. Dopo aver capito che non vogliono né derubarci, né ucciderci, io e Carlo ci scambiamo uno sguardo d'intesa: "Facciamo vedere a questi spagnoli come ci si diverte."
Scemo più scemo, eravamo davvero felici quella sera. Come se di un balzo fossi tornato a prima di tutto, della laurea.
Sprono Albedelmiocuore a regalare un bacio a Ruben.
"Vado in bagno." Mi fa Carlo.
Un vecchio vecchissimo mi punta.
"Non ci provare." Sussurro minaccioso nel trambusto del locale.
Il vecchio vecchissimo mi sorride e fa un passo verso di me.
Mi butto in braccio a Carlos. "Cosa fai nella vita?"
"Yo soy asesor financiario de la ciudad de Valencia." Mi dice lui, appena venticinquenne.
"Ehh?" Mi giro verso Albe, "Albe, sto qui è l'assessore finanziario,... ma tu ci credi?" Gli chiedo per poi scoprire che l'asesor è il consulente.
Intanto torna Carlo dal bagno. "Aiuto! Aiuto!" E' inseguito dal vecchio vecchissimo: mentre pisciava nei vespasiani, il vecchio vecchissimo lo ha abbracciato da dietro.
"Hola." Lo ha salutato.
Carlo, "Yo soy embarazada."
"Te la do io una pastiglia per far passare l'imbarazzo." Gli propone il vecchio vecchissimo, e Carlo scappa in ritirata.
E' vicino a me ora, arriva anche il vecchio. "Hola, me llamo vincente." Si presenta.
"Stasera perdente!" Esclama Carlo.
Di Valencia ricordo questo. La spensieratezza che mi ha ridato la Spagna forse me l'avrebbe potuta dare solo il Messico, vicino a una bella piantina di pejote. Prima di lasciarla realizzo che è la città in cui vorrei vivere.
Le ruote dei nostri bagagli scivolano rumorosamente lungo l'asfalto, verso l'albergo di Sitges. Il primo impatto è terribile: o mio dio, o mio dio, quanti froci... e io odio i posti di froci, come diceva sempre puffo brontolone, altro grande amico della grande Famiglia. O era puffo Vanitoso?
Invece no. Sitges, con tutti i suoi peccati, è solo lo specchio di noi stessi. Gli etero camminano con i gay, e i bambini con i grandi,... e nel mezzo c'è un sacco di cibo e sole, e sabbia, e negozi.
La sera cammino per le strade. C'è un posto qui che chiamano il muro del pianto: il muretto a ridosso delle spiaggia dove frotte di gay vanno a sgranchirsi il bacino se i tour dei locali non ha dato buoni frutti.
C'è Luca Zanforlin, l'autore di Amici e Uomini e Donne. Io, Carlo e Abierta - il nuovo soprannome di Albedelmiocuore - siamo seduti al Mostaza per un drink, intorno a noi un esercito di gay in sfilata, e, se disegno un triangolo, ai vertici c'è il nostro tavolo, quello di Luca Zanforlin e il tavolo di un ragazzo bellissimo, biondo, che cerca d'infilarsi le unghie tra gli interstizi dei denti, per pulirseli dai residui di cibo.
Luca Zanforlin parla con Priscilla, una ragazza bergamasca da poco conosciuta. "Ti piace uomini e donne?" Le chiede.
"Bella merda."
"Io sono l'autore." La informa Luca, un po' risentito.
Lei, pungente: "C'è un programma di cui sei autore che sia almeno decente?"
Il ragazzo biondo mi sorride, o così mi pare. Nel negozio di fronte al bar c'è Steve, un ragazzotto francese che mi aspetta, ma tanto io non arriverò mai.
In quella manciata di giorni, passa un uomo alto quasi due metri, ha gli occhi azzurri e i capelli castani. I muscoli sono gonfi sotto la sua tshirt bianca e io lo riconosco subito.
Nobile romano, principe di sta cioppola, membro della nobiltà pontificia, megadirettore commerciale di una multinazionale del lusso.
"Mi sa che con te si scopa bene." Mi disse una sera a Roma.
"Guarda, qui c'è scritto che è nata prima la gallina dell'uovo!" Replicai io sfogliando un numero di Focus, indifferente.
Il ragazzo biondo, e olandese, inizia a chiamarlo the roman Papi. E lo guarda torvo. E mi stringe più forte la mano.
E' il suo ultimo pomeriggio. Seduti al tavolo di un ristorante, punta l'indice e il medio sulla tovaglia e li fa ballare al ritmo della musica in filodiffusione.
"Hey, dance with me."
Le nostre dita ballano, noi ridiamo, come bambini.
"Hello." Mi dicono le sue dita.
"Hi." Rispondono le mie.
Parlano un po', del più e del meno. E mentre le nostre dita fanno amicizia, io guardo il viso del ragazzo biondo: lo volevano tutti e l'ho avuto io. Mi perdo un po' nei suoi occhi verdi, le sue dita all'improvviso si fermano e con un paio di passi leggeri si avvicinano alle mie. Le nostre nocche si sfiorano, il rumore di un bacio dato per finta.
"I'll miss you." Mi dice.
Ho lo sguardo lucido, come se avessi due lamine d'acciaio che si riflettono al sole al posto degli occhi. Vorrei dirgli che avrei voluto conoscerlo tre anni fa, e forse ora sarei ancora là a remare da un canale all'altro. E chissà se conosce il mio negozio di baghel preferito. E se all'Albert Heinz compra i panini al salmone e i sushi take away come facevo io. E se si rompe che l'ultimo spettacolo al cinema è alle nove e mezza.
"I'll miss you too." Riesco solo a dirgli.
Resto a guardarlo mentre se ne va con la sua valigia. Poi guardo il sole andare via, una pioggia fitta e fredda lo sostituisce.
L'aereo riporta a casa anche noi tre. La nostra terza vacanza insieme finisce nella pioggia, ci salutiamo in una serata di nuvole milanesi e ognuno riparte per i propri viaggi.
A casa, finalmente solo, disfo la valigia e la riempio di vestiti puliti: le vacanze non sono di certo finite, e forse nemmeno le emozioni.
 
bailaconPIZZA 
 
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